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Street climber scala uno dei grattacieli staliniani di Mosca: il video

Montagna.tv - MAr, 2012-04-03 15:00

L'edificio residenziale in Kotel'ni?eskaja naberežnaja scalato dallo street climber (Photo courtesy of arhitektrya.livejournal.com)

MOSCA, Russia — “É stata l’impresa piu’ pericolosa della mia vita e vi chiedo di non ripeterla”. Questo il commento dello street climber, nome d’arte Goodoc13, che nella giornata di ieri è salito fino sulla cima di un palazzo di Mosca. 176 metri da brivido documentati da un video che vi riproponiamo.

Goodoc13, ha scalato per la prima volta l’edificio residenziale in Kotel’ni?eskaja naberežnaja nella zona est di Mosca. Si tratta di uno dei palazzi staliniani denominati Sette Sorelle che il giovane ha scalato con l’aiuto di una fune. Arrivato sulla cima, ha arrampicato anche  sui simboli socialisti presenti sulla sommità.

L’impresa è stata documentata con una telecamera indossata dallo street climber ed il video è stato postato su Youtube dando la possibilità a tutti di provare i brividi di trovarsi a quell’altezza.

http://www.youtube.com/watch?v=K9EICyaEJq0

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Alto Adige, occhio all’orso che si avvicina agli uomini

Montagna.tv - MAr, 2012-04-03 13:35

Orso bruno (Photo courtesy ecologiae.com)

BOLZANO — Uno scialpinista, un guardiacaccia e poi alcuni contadini. Sembra particolarmente interessato a vedere da vicino gli esseri umani l’orso M13, di due anni di età, che si aggira in Alto Adige fra la Val Senales e la Val d’Ultimo.

L’orso M13 si è reso protagonista di diversi incontri ravvicinati con persone negli ultimi giorni. Sabato 31 marzo è stato avvistato da una contadina in Val Senales, domenica 1 aprile invece lo ha incontrato uno scialpinista in alta valle del Silandro. Nei giorni precedenti, come vi avevamo già raccontato, si aggirava invece in Val d’Ultimo dove ha avvicinato un guardiacaccia e poi una escursionista tra San Pancrazio ed il Passo Palade.

Ma anche in passato questo orso, particolarmente amichevole, si era avvicinato a case e persone. Un comportamento piuttosto strano per un animale selvatico, che aveva indotto l’Ufficio caccia e pesca della Provincia di Bolzano a catturarlo per applicargli un radiocollare e monitorarne gli spostamenti.

Purtroppo, l’orso ha perso il collare nel mese di gennaio e ora, finito il periodo invernale del letargo, ha ripreso ad aggirarsi fra le valli del Trentino Alto Adige. L’autorità venatoria locale ha quindi deciso di uscire con un comunicato stampa che avverta le persone dei pericoli che potrebbero correre dandogli confidenza.

“Si rammenta, come questo orso abbia mostrato, in alcune occasioni, scarsa diffidenza nei confronti dell’uomo – scrive l’Ufficio caccia e pesca della Provincia di Bolzano -. A differenza degli altri orsi, che prendono la fuga non appena avvertono la presenza umana, questo si lascia talvolta osservare a distanze ravvicinate. L’orso non mostra comportamento aggressivo; tuttavia è un animale selvatico e si raccomanda di evitare tentativi di avvicinarlo per scattare foto o girare filmati o addirittura offrirgli qualcosa da mangiare. Chiunque avesse l’occasione di avvistarlo è pregato di darne comunicazione all’Ufficio caccia e pesca di Bolzano”.

 

 

Info: http://www.provincia.bz.it/foreste/

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Lagorai, rocciatore precipita sul Sasso Rotto

Montagna.tv - MAr, 2012-04-03 12:06

Sasso Rotto (Photo Nicola Dallepiatte courtesy of www.panoramio.com)

TORCEGNO, Trentino — Incidente in parete per un 38enne sul Sasso Rotto, cima trentina della zona del Lagorai. Il rocciatore avrebbe perso l’appiglio metre arrampicava, cadendo rovinosamente a terra e procurandosi numerosi traumi. A trovarlo 4 escursionisti che hanno dato l’allarme. I soccorsi lo hanno portato in elicottero all’ospedale di Trento dov’è tuttora ricoverato in prognosi riservata.

Nella giornata di ieri 4 persone si trovavano nella Catena del Lagorai, nella parte orientale del Trentino, per un’escursione. Arrivati nel gruppo delle Sette Selle hanno rinvenuto a terra un uomo dolorante ed hanno immediatamente allertato i soccorsi.

Sul posto sono arrivati l’elisoccorso e un gruppo di volontari del Soccorso Alpino che hanno prestato le prime cure al ferito. Il 38enne è stato poi trasportato all’Ospedale Santa Chiara di Trento dov’è tuttora ricoverato in prognosi riservata.

Secondo le prime ricostruzioni riportate dal quotidiano Il Trentino-Corriere delle Alpi l’uomo stava arrampicando da solo sul Sasso Rotto. Arrivato quasi sulla cima, a quota 2396 metri, avrebbe perso l’appiglio e sarebbe precipitato. Nella caduta avrebbe sbattuto ripetutamente sulla roccia, riportando svariati traumi su tutto il corpo.

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Dolomiti, nuova via per Manolo: quelle sfide a cui non so resistere

Montagna.tv - MAr, 2012-04-03 11:45

Manolo sale Roby Present (Photo Paolo Calzà)

TRANSACQUA, Trento — Si chiama “Roby Present” ed è la nuova via liberata pochi giorni fa dal “Mago” Maurizio Zanolla sulle pareti della Val Noana, nelle Pale di San Martino. Il tiro, dedicato all’amico Roberto Bassi suo compagno di scalata nella stagione d’oro di Arco, è lungo 33 metri e sale su placca liscia. Sul grado Manolo non si sbilancia, e tuttavia potrebbe essere compreso tra l’8c+ e il 9a: in una parola, un’altra via di straordinaria difficoltà. Lo abbiamo sentito al telefono e abbiamo parlato della sua arrampicata sempre ai massimi livelli nonostante l’avanzare dell’età.

Manolo, una nuova via in Val Noana…
Sì, una bellissima storia davvero.

Ti sei divertito?
“Evidentemente sì, anche perché non posso andare ad arrampicare solo per soffrire, sarebbe davvero troppo – ride Manolo -. Mi diverto ancora a scalare, è che continuo ogni tanto ad avere obiettivi forse troppo ambiziosi per la mia età perché mi impegnano molto, mentalmente e fisicamente. Sono vie che sono per me veramente difficili, e alla volte soffro di più del normale per gestire tiri come questo. Perchè devo affrontare i recuperi, gli infortuni, insomma non è sempre tutto così facile.

A 54 anni sembri in forma come un trentenne…
Beh un trentenne è troppo. Quando raggiungo quello che potrebbe sembrare uno stato di forma potrebbe anche durare solo qualche ora, mentre magari a un trentenne dura un mese. Io arrivo ad accontentarmi di quello che ho fatto. C’è una bella differenza tra la forma fisica che potevo avere a 30 anni, o a 40, o adesso. Ma questo mi ha anche abituato a vivere più serenamente, con meno pressioni. Anche se quando affronto tiri difficili non posso sempre divertirmi, non voglio nemmeno annoiarmi. Certo potrei scalare sui 6c, 6b, 7a, 8a, ma poi finisco per andare a scalare in luoghi che non conosco, a vedere quali sono i miei limiti. La passione mi rimanere per scalare, cerco di mettere insieme quello che è possibile, compatibilmente con gli acciacchi che è normale avere a una certa età. Se il progetto è bello investo anche più energia, è sicuramente uno sforzo motivante. Alle volte perdo il contatto con la realtà e mi faccio prendere da sfide che sono quasi troppo difficili per me.

Hai dedicato la via “Roby Present” a Roberto Bassi. Chi era lui per te?
Roberto era un amico con cui ho condiviso il periodo forse più bello, perché insomma abbiamo 20 anni una volta sola nella vita. In quel periodo in cui stava nascendo l’arrampicata libera in Italia, ci siamo incontrati e  insieme abbiamo ‘incendiato’ quel posto che si chiama Arco. Dopo ognuno è andato per la sua strada: lui è rimasto in quei posti, io sono ritornato nei miei. Quando se n’è andato via così, ci sono rimasto male, perché eravamo amici e abbiamo condiviso tanti giorni di scalata e di vita, intensi, belli. Prima o dopo volevo riuscire a dedicargli una via che gli sarebbe piaciuta: non potevo farne di più difficili, ma anche di più belle perché è raro trovare un tiro che abbia queste caratteristiche, la bellezza, la difficoltà, la linea. Soprattutto trovarlo vicino a casa dal momento che non abito in un posto vicino a falesie come quelle di Finale o Arco, o in Spagna. Ho dovuto lavorare anche per cercare il posto, anche se in fondo questa è una cosa che mi piace: scoprire nuovi settori, trovare vie nuove è forse la parte anche più interessante della scalata.

E’ passata qualche settimana ma la questione rimane aperta. Cosa ne pensi tu della schiodatura della Via del Compressore al Cerro Torre?
Io entro sempre poco di solito in queste cose, ma non sono d’accordo sul fatto che si possa entrare in una via degli altri senza chiedere un permesso. Non mi sono mai permesso di farlo neanche quando ne avevo la possibilità. Quando ero un po’ più bravo tante vie difficili qui in Dolomiti riuscivo a farle senza chiodi: avrei potuto permettermi allora di schiodare la Cassin, la Carlesso, la Comici, la Messner, tanto quei chiodi io non li usavo. Ma non mi sembrava giusto comportarmi così. E’ chiaro che andando avanti il livello dell’alpinismo, dell’arrampicata si alza e delle cose che un tempo sembravano impossibili diventano anche banali, e sono concorde anche sul fatto che bisogna andare avanti. Ma andare avanti senza guardarsi indietro, senza guardare a cosa siamo stati non mi sembra una cosa così costruttiva. Il rispetto per gli altri deve esserci. Senza il permesso non avrei fatto niente. Questa ovviamente è un’opinione come quella di tanti altri, e poi stiamo parlando di niente di importante. Ti faccio un esempio però: quando nel lontanissimo ’78 ho ripetuto in libera la Carlesso alla Torre Trieste, ho usato 9 chiodi di protezione. Quindi io, in base a questa teoria, avrei dovuto dire: Carlesso era un incapace perché ha usato un numero di chiodi esagerato per proteggersi e progredire e quindi tiro via tutto e lascio solo quello che uso io. Ma è chiaro che allora i limiti allora erano quelli e magari erano anche un punto di riferimento. Poi quando si riconosce un cambiamento si può anche discuterne insieme e mettere le cose a posto. Ma questo modo mi ricorda quelli che da una parte dicono sì eliminiamo la Via del Compressore, e poi dall’altra parte vorrebbero mettere in sicurezza tutte le vie delle Dolomiti. C’è confusione e ipocrisia. Per fortuna comunque sono fuori da questa storia, ma mi dispiacerebbe se capitasse a me. Una volta nel 1981 ho aperto una via con due chiodi: poi sopra ci hanno fatto delle vie a spit. Dovrei indignarmi per questo. Certo che se non vedi spit e non ti informi puoi pensare che lì non ci sia niente, ma bisognerebbe stare attenti a queste cose.

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Siccità e caldo, bruciano i boschi sulle montagne

Montagna.tv - MAr, 2012-04-03 09:48

Incendio in Val Tramontina (Photo ilgiornaledellaprotezionecivile.it)

TRAMONTI DI SOTTO, Pordenone — Temperature troppo alte per la stagione e una preoccupante siccità che si prolunga da mesi. In queste condizioni si è anticipato sul territorio il problema degli incendi che da diversi giorni sta interessando le montagne soprattutto di Nord Est. Dopo 10 giornate di lavoro da parte dei Vigili del fuoco e della Protezione civile, è stato finalmente domato il rogo del monte Brusò in Friuli, mentre ieri si è acceso un altro focolaio sul monte peller, in Val di Non. Questa mattina infine, le fiamme sono state domate nella riserva naturale Torbiere del Sebino, nel bresciano.

L’incendio più grave si è verificato in Val Tramontina, nel territorio di Tramonti di Sotto, dove il monte Brusò ha bruciato per 10 lunghi giorni. Le fiamme hanno consumato circa 400 ettari di bosco e solo un massiccio intervento dei pompieri, della Guardia Forestale e della Protezione civile ha potuto tenerle sotto controllo. Al momento il rogo sarebbe stato domato su quasi tutti i versanti, ma l’emergenza sarà definitivamente chiusa solo con le precipitazioni previste per oggi, sopra i mille metri a carattere di neve.

L’altro ieri un altro incendio è scoppiato invece sulle Dolomiti di Brenta, in Val di Non, in particolare sulle pendici del Monte Peller. Un centinaio di tecnici sarebbero intervenuti sulla montagna di Cles per cercare di circoscrivere subito il rogo, causato  – secondo quanto riferito da La Voce del Nordest – forse da un barbecue domenicale. Le operazioni di spegnimento sarebbero state complicate della siccità e e dal trasporto dell’acqua in quota.

Sempre  nei giorni scorsi in Trentino altri incendi sono scoppiati nella zona di Segonzano nella Val di Cembra, e nei boschi di Mezzolombardo.

Ancora roghi si sono registrati in Veneto nel territorio sopra la frazione di Poleo, nel Vicentino, e in Lombardia. Un grosso incendio doloso è scoppiato domenica in Valsassina, dalle parti di Introbio: circa venti ettari di bosco e pascolo sono andati in fumo a poca distanza dal rifugio Buzzoni. Infine ieri mattina le fiamme sono scoppiate a Provaglio d’Iseo, all’interno della riserva naturale Torbiere del Sebino, dove 6 ettari di territorio sarebbero andati distrutti in poche ore, anche a causa del vento che soffiava sulla zona.

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Fiori a rischio estinzione: censimento sulle 51 rarità del Gran Sasso

Montagna.tv - MAr, 2012-04-03 09:45

AdonisVernalis-M_Anselmi

ASSERGI, L’Aquila — E’ al via il censimento sulle 51 “sentinelle di biodiversità” del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Si tratta delle principali emergenze floristiche del territorio, tra cui vengono annoverate piante rare e spettacolari come l’adonis vernalis.

Tre squadre di rilevatori scandaglieranno il territorio armate di Gps, per definire con precisione la distribuzione delle 51 specie floristiche a rischio di estinzione, individuate dall’Ente Parco in collaborazione con l’Università di Camerino. Per ogni specie si dovrà conoscere stato di salute, entità e localizzazione: questi dati verranno poi utilizzati per i futuri progetti di tutela.

Il programma di monitoraggio di queste preziose specie floristiche è stato avviato dal Parco insieme al Corpo Forestale dello Stato, per scongiurare il pericolo di estinzione e mantenere integra la biodiversità di quella che è stata definita l’area protetta europea con il maggior numero di specie censite. Anche l’Università di Camerino e del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente sono coinvolti nel progetto.

“Alcune di queste specie – si legge nel comunicato del Parco – trovano nell’area protetta gli avamposti di un areale più ampio, che nel tempo è variato ampliandosi, restringendosi e spostandosi, seguendo i millenari cambiamenti climatici a cui il pianeta è costantemente sottoposto. Altre risentono della pressione antropica, ovvero delle attività umane che possono in qualche modo rappresentare un rischio per la loro sopravvivenza”.

Tra le cinquantuno “sentinelle di biodiversità” figura anche l’Adonis vernalis, fiore simbolo del Parco: una ranuncolacea dalla vistosa fioritura gialla che si credeva estinta in Italia prima di essere ritrovata proprio sulle pendici del Gran Sasso. Chi volesse vederla in natura, anche quest’anno i botanici del Centro di Ricerche Floristiche dell’Appennino, in collaborazione con i giovani della Pro Loco di Barisciano, organizzeranno una passeggiata guidata nei luoghi in cui la rarità fiorisce.

 

Info www.gransassolagapark.it

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Decine di climber a Lecco per l’incontro “MultiMedale”

Montagna.tv - MAr, 2012-04-03 08:58

I climber della Multimedale 2012 (Photo courtesy lecconotizie.com)

LECCO –- L’alpinismo è ancora un modo per fare amicizia. Solo che oggi si passa dal web. Lo dimostra l’appuntamento con la Multimedale, che lo scorso weekend ha visto decine di alpinisti venire da tutto il Nord Italia per scalare la Medale, una delle pareti d’arrampicata più note del Lecchese.

I climber – per il terzo anno consecutivo -, si sono dati appuntamento attraverso uno dei forum più noti di alpinismo. Il tam tam via web li ha portati a trovarsi ai piedi della parete e a salire in cima, ognuno da una via diversa: chi sulla celebre via Cassin all’Anniversario, chi sulla Bonatti, chi sulla Miriam e via dicendo.

In vetta si sono stretti la mano per poi trasferirsi a mangiare insieme ai Piani Resinelli, presso il ristorante dell’alpinista Marco Anghileri, noto al secolo come “Butch”, uno dei fautori della manifestazione.

“E’ una bella iniziativa nata quasi per caso – ha detto Anghileri al sito Lecconotizie.com –. Non ci conoscevamo prima di questa trovata, ora siamo un bel gruppo che si ritrova ogni anno”.

 

Info: http://www.lecconotizie.com/sport/da-tutto-il-nord-italia-per-lappuntamento-multimedale-57642/

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Nepal: Simone Moro sale nella Valle del Khumbu

Montagna.tv - Lun, 2012-04-02 15:11

Namche (Photo courtesy tripadvisor.it)

KATHMANDU, Nepal — Simone Moro sta salendo nella valle del Khumbu. L’alpinista bergamasco, dopo il fermo subito dalla spedizione all’Everest di Vittorio Brumotti per la quale faceva da organizzatore e da guida, ha scelto di non rientrare in Italia come invece ha fatto il campione di bike trial e inviato di Striscia la Notizia, e di proseguire verso la valle dell’Everest.

Secondo fonti nepalesi, nelle scorse ore Moro sarebbe arrivato a Namche Bazaar, 3800 metri di quota nella valle dell’Everest. L’obiettivo dell’alpinista bergamasco però non è noto, al momento. Forse vuole tentare qualche altra salita, o forse ha in mente altri progetti. Per saperlo, comunque, dovremo attendere qualche giorno: quando è arrivato l’annuncio che Brumotti stava rientrando a causa del blocco dei permessi imposto dal governo nepalese, infatti, Moro si è limitato a far sapere che sarebbe rimasto in Nepal.

Prosegue, intanto, a Kathmandu, lo scandalo legato agli orologi da polso prodotti con pietre dell’Everest: la cosa, ritenuta gravissima in Nepal, com’è noto ha portato alla revoca dei permessi di vetta delle spedizioni non alpinistiche a cui è stato concesso al massimo di arrivare a Colle Sud (una possibilità che Brumotti ha rifiutato categoricamente, scegliendo di rientrare in Italia piuttosto che rimanere, ma senza poter tentare il record che si era prefissato).

Le agenzie di trekking stanno dunque affrontando la spinose conseguenze di tale decisione i loro clienti, ma fanno sapere che la questione potrebbe non essere conclusa qui. A quanto pare, le dimensioni dello scandalo starebbero aumentando. Il ministero del turismo avrebbe chiesto chiarimenti ai produttori degli orologi, e, a giorni, dovrebbe uscire con una nota ufficiale che indicherà nei dettagli i provvedimenti che intende prendere nei confronti delle spedizioni non alpinistiche che ogni anno si dirigono all’Everest.

 

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Un morto e un ferito sulle Alpi svizzere

Montagna.tv - Lun, 2012-04-02 12:47

Bristen (Photo courtesy www.camptocamp.org)

BRISTEN, Svizzera — Incidente mortale lo scorso weekend sulle montagne svizzere del canton Uri, dove una donna di 56 anni ha perso la vita cadendo lungo un corridoio di neve. Nella stessa giornata una slavina si è staccata nel canton Grigioni, travolgendo 4 persone delle quali una è rimasta ferita.

Nella giornata di sabato due distinti incidenti hanno coinvolto altrettante persone sulle montagne svizzere. Il primo si è verificato nel canton Uri, dove un gruppo di persone stava facendo un’escursione sulla Alpi Glaronesi.

La comitiva stava camminando lungo un corridoio di neve tra il Bristen, 3073 metri di quota, e l’Oberälpler, 3085 metri, quando una donna di 56 anni è caduta, morendo a quanto pare sul colpo.

Sempre sabato, nel canton dei Grigioni una slavina si è staccata sopra l’abitato Bivio, il cui territorio arriva fino ai 3205 metri della cima del Piz d’Agnel. Il distaccamento nevoso ha travolto 4 persone: secondo quanto riporta la stampa locale, solo una di loro ha riportato ferite, tali per cui si è reso necessario il trasposrto in ospedale.

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Svolta del meteo, torna la neve sulle Alpi

Montagna.tv - Lun, 2012-04-02 12:31

Nubi (Photo courtesy carlwozniak.com)

BERGAMO — Peggioramento del meteo in vista di Pasqua. Dopo giornate quasi estive sfocerà in una ondata di relativo maltempo da metà settimana col ritorno della tanto attesa pioggia al Nord e della neve oltre i 1600 metri. Aria fresca ed instabile ci terrà compagnia sino a Pasqua.

Dopo il primo scialbo sistema nuvoloso che ieri è arrivato sull’Italia, con effetti importanti più sul fronte termico che precipitativo, assistiamo alla chiusura del flusso di correnti settentrionali e all’instaurarsi di quelle più meridionali: una prima perturbazione è attesa martedì, seguita a ruota da altri fronti nuvolosi più o meno intensi almeno sino a venerdì, con rovesci soprattutto su Alpi, Prealpi, Nordovest ed alta Toscana dove gli accumuli complessivi potranno raggiungere se non superare gli 80-100mm.

Tornerà inoltre a nevicare lungo l’arco alpino, mediamente oltre 1600-2000 metri, ma anche più in basso sulle Alpi occidentali: una boccata di ossigeno per i nostri ghiacciai, anche se troppo tardiva. Piogge sparse e qualche temporale bagneranno frequentemente anche i versanti tirrenici, mentre i fenomeni risulteranno più deboli e localizzati su quelli ionici e adriatici, che godranno di maggiori momenti soleggiati.

Le temperature vedranno un calo anche di oltre 6-8°C al Nord, tornando su valori più consoni alle medie del periodo. Calo termico, ma più contenuto, anche al Centro, specie sui versanti tirrenici, mentre al Sud e medio versante adriatico il clima si manterrà spesso mite, grazie alle correnti di Scirocco.

Per le festività pasquali ci sono prospettive di tempo variabile, fresco e ventilato, con qualche acquazzone o temporale sparso alternato a schiarite. Ma la tendenza è così instabile che ancora non ci sono conferme sulle previsioni di Pasqua: nei prossimi giorni, ulteriori dettagli.

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